21 maggio 2014 - Labante
San Cristoforo(grotte) - Mulino di Corba - sent. 166- Torre di Nerone - Castellaccio d'Affrico - sent.162 - mulino del Povolo - abbazia di Labante - Santa maria di Labante - San Cristoforo.
7 Km   3.40 fino al Povolo - 4.45 ore totali - disl. 400 m

IL DIARIO DI LAURA

Mercoledì 21 maggio 2014

Destinazione cascate di Labante poi giro per sentieri lì attorno stando bene attenti a salire fino in cima alle colline per poi scendere fino a valle ripetutamente

Partecipanti Anna Po, Camilla, Cate, Gabri, Iso, Laura, Lucia, Miriam, Patti, Pino, Sandro, Umberto

Durata variabile, dalle quattro alle cinque ore


Oh giornate del nostro riscatto / o dolente per sempre colui / che da lungi dal labbro d’altrui / come un uomo straniero le udrà / che ai suoi figli narrandolo un giorno / dovrà dire “ Purtroppo io non c’era / che’ la santa vittrice bandiera ( rossa ? o rosa? ) / salutata quel dì non avrà . Che cosa ci ha a che fare Manzoni con la passeggiata di mercoledì scorso? Niente, ma oggi, 26 maggio 2014 , mi metto a scrivere e invece vorrei lanciare grida di esultanza, intrecciare danze, ridere e abbracciare i passanti. Voi sapete perché. Ma torniamo alla passeggiata. Alle nove meno un quarto alla Meridiana. Un caffè e via. Salgo in macchina con Iso e Gabri la quale per tutto il percorso parla ininterrottamente e con voce stentorea esprimendo opinioni con cui sono in completo disaccordo, così che quando scendiamo sono già stanca, chissà come farò a fare la passeggiata. Arriviamo a Labante. Siccome Iso deve tornare a casa presto, lei e Sandro tornano indietro con due macchine per portare la mia in una posizione che ci permetta di risparmiare qualche chilometro. Quando ritornano, scendiamo alle cascate. Bellissime come sempre ma siccome da una volta all’altra me le dimentico, mi sorprendono sempre moltissimo per la loro bellezza, come la prima volta - e questo è uno dei lati positivi dell’Alzheimer. L’ acqua cade dalle rocce muscose in sottili rivoli d’argento scintillanti, immagine di una leggerezza assoluta. Poi ti sposti di fronte al corpo centrale e le rocce sembrano un animale preistorico con le fauci spalancate e i rivoli d’acqua che formano i denti. Visitiamo le due grotte, poi cominciamo a salire e scendere sentieri. Quando gli alberi si diradano, compare un bellissimo paesaggio primordiale, che pare non essere stato mai toccato dall’uomo. A mezzogiorno ci fermiamo a Castellaccio D'Affrico, in una corte dove restiamo un po’ a riposarci. C’è una grande meridiana, che segna le undici, perché nessuno l’ha informata che è scattata l’ora legale. Prendiamo un sentiero che ci permette di guardare Palazzo d’Affrico dall’alto, molto grazioso, poi riprendiamo il cammino.
Cos’è quel monte? Chiede incautamente Umberto. Due maroni, risponde Sandro, perché il monte suddetto è il Vigese. E però come si fa a riconoscerlo, dato che si è travestito da Machu Pichu? Oltrepassiamo una casa abitata e Gabri, che non si è portata dietro né da bere né da mangiare – perché non legge mai il blog e oggi mi romperà le scatole tutto il tempo perché non l’ho avvertita che si fa il picnic- si ferma a chiedere dell’acqua. La signora le da’ una bottiglia grande di acqua minerale e dopo Gabri si pentirà di non averle chiesto anche un cosciotto d’agnello. Continuiamo la passeggiata. Il sole è caldo e sudiamo nonostante siamo vicini ai 700 metri. All’una ci fermiamo per mangiare, all’ombra. Finito di mangiare, brindiamo al compleanno di Sandro che è appena passato, poi ce ne stiamo lì a chiacchierare e alcuni a dormire al sole. Cominciamo poi una discesa impegnativa, intralciata da tronchi messi di traverso. E poi non si sa se quello che stiamo seguendo è un sentiero oppure no. Torniamo indietro, Laura non ce la può fare! dice qualcuno – sì, fra cinque anni, dopo aver fatto la camminata, andrò a trovarli ai giardini Margherita dove si staranno trascinando stancamente. Ed ecco che si trova subito chi vuole tornare indietro e però non vuole fare la figura della desolina e allora dice che vuol farlo per tenermi compagnia ( il suo nome comincia per Camilla). Come Dio vuole troviamo il sentiero, scendiamo a valle, attraversiamo un torrentello e arriviamo alla strada asfaltata. Dopo poco il gruppo si divide. Io, patti, Iso, Camilla e Gabri raggiungiamo la mia macchina e ce ne torniamo a casa, mentre gli altri proseguiranno per un’altra ora. E’ stata una gran bella giornata. Lo dico sottovoce, che non sentano le mie ginocchia, che avrebbero molto da ridire.


 

 

San Cristoforo di Labante

Macciu Picciu Vigesiu

il famoso complesso di travertino di Labante

la cascata

e le grotte

Mulino di Corba

attraversamento del torrente Aneva

il massiccio Vigese-Montovolo- Santa Caterina

Castellaccio d'Affrico

l'antica corte di Castellaccio

Palazzo d'Affrico

di nuovo l'Aneva

il Mulino del Povolo

i resti dell'Abbazia di Labante

il Mulino di Santo Stefano

Santa Maria di Labante

di nuovo alle grotte di san Cristoforo

e alla macchina